Franco Cioffi

La formazione di una classe dirigente per il mondo delle imprese

Il tema della formazione è stato, in questi anni, al centro di dibattiti, politiche ma soprattutto oggetto di finanziamenti con risultati che, dal mio osservatorio sul campo, appaiono impercettibili.

Un progetto di formazione nasce innanzitutto da un’analisi continua ed aggiornata del fabbisogno formativo e dalla formazione continua dei formatori.

Dall’esperienza sul campo emerge con chiarezza e prepotenza un’esigenza chiave: predisporre piani formativi per imprenditori e quadri dirigenti delle PMI.

L’azienda, al di là degli aspetti economici e finanziari, si fonda soprattutto sul capitale umano.

L’imprenditore che è in grado di selezionare, formare, motivare, responsabilizzare e retribuire globalmente i propri dipendenti getta le basi per un’istituzione durevole nel tempo che non teme concorrenza e momenti di crisi.

Questo presuppone una cultura d’impresa di base che s’accompagni ad uno stile di direzione evoluto ed adeguato ai tempi.

L’imprenditore ha mediamente una formazione di “strada” che gli deriva dal vissuto quotidiano, tramandato di padre in figlio ecc..

Questo status diventa un limite insormontabile quando si presenta la necessità (o l’occasione) di fare il salto di qualità per strutturarsi e consacrarsi definitivamente come impresa nel mercato globale.

Dove sono i limiti?

In sintesi: metodo e conoscenze tecniche di direzione e gestione.

Qualche esempio:

  1. spesso si fa riferimento ad indicatori inattendibili come il fatturato piuttosto che riferirsi anche ai margini operativi (differenza tra costi e ricavi);
  2. una diretta conseguenza della mancata attenzione ai costi è la diffusa mancanza di controlli di gestione (economico/finanziario e preventivo/consuntivo);
  3. il personale è vissuto come un costo piuttosto che come un valore aggiunto su cui investire sia in termini di ricerca e selezione che di formazione (il più delle volte si ricerca il personale attraverso il canale amicale per risparmiare e garantirsi da potenziali vertenze di lavoro);
  4. lo stile direzione prevalentemente utilizzato è quello coercitivo (che da un apparente vantaggio nel breve periodo) piuttosto che partecipativo (che garantisce diversi centri di responsabilità con un sistema di deleghe efficiente)
  5. la gestione finanziaria è spesso deficitaria (con conseguente crisi di liquidità) a seguito del mancato equilibrio tra i tempi medi di pagamento ai fornitori e quelli d’incasso dai clienti e rapporto fonti impieghi
  6. s’investe poco o nulla in innovazione tecnologica.

Una delle diverse iniziative ipotizzabili in tal senso è la creazione di una classe dirigente (tutor) specifica per le PMI (che hanno caratteristiche e quindi esigenze molto diverse dalle grandi imprese).

Da qui la proposta della creazione di una classe dirigente specifica per le PMI, nella figura del tutor, una figura professionale a cavallo tra: aziendalista, economista ed agente di sviluppo locale mediante alte scuole di formazione certificate.

Il coinvolgimento attivo di soggetti istituzionalmente deputati anche a tale ruolo (Stato, Regioni, Comuni ma anche fondazioni) potrebbe contribuire a tale scopo mediante una legislazione tendente più ad “accompagnare” (tutoraggio e formazione diretta) che ad “aiutare” (agevolazioni fiscali e finanziarie) le imprese nei loro percorsi di sviluppo e consolidamento.

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