Vincenzo De Luca e gestione della crisi

Come il Presidente Vincenzo De Luca ha gestito la crisi durante la pandemia?

Una breve analisi a partire dagli stili di direzione aziendale

Stamattina ho commentato l’operato del presidente della regione Campania Vincenzo De Luca durante il periodo della crisi sanitaria conseguenza della pandemia da corona virus. Mi sono espresso a riguardo a Barba e Capelli, trasmissione in onda su radio CRC condotta da Corrado Gabriele in collaborazione con Antonio Menna .

Stili di direzione

Mutuando concetti aziendali in tema di gestione di risorse umane ho rilevato lo stile di direzione autoritario adottato mettendone in evidenza gli aspetti positivi e negativi che questo comporta.

Lo stile di direzione è il modo con cui il management si relaziona con i collaboratori ed il mondo esterno al contesto che si governa.
La scelta dello stile di direzione adottato è funzionale e nel contempo rappresentativo del modo di fare di chi governa i processi.

Lo stile di direzione può assumere diverse connotazioni e sfumature in un arco di realtà che ha due limiti estremi:

  • autoritarismo cioè “il capo” gestisce i rapporti con i propri subordinati senza confrontarsi con essi, comunicando esclusivamente tramite gli ordini e le prescrizioni;
  • democratico/partecipativo che si fonda all’inverso sul dialogo, sul confronto, sulla partecipazione e sulla delega.

Con uno stile di direzione autoritario i vantaggi sono dettati da una catena del comando corta e con i poteri accentrati in un’unica persona mentre gli svantaggi sono dati dal fatto che non si valorizzano le intelligenze e le sensibilità dei collaboratori che sono rilegati ad un ruolo meramente operativo.

Nel caso di adozione di uno stile di direzione partecipativo i vantaggi sono che s’investe sulla crescita del patrimonio risorse umane. Questo avviene al fine di moltiplicare i centri di responsabilità decisionale. Mentre gli svantaggi sono soprattutto derivanti da un’eccessiva democrazia partecipativa che non solo ritarda le decisioni, ma può indurre anche a commettere errori. Parlo di errori di valutazione per asimmetrie cognitive e di esperienze tra i decisori.

Vincenzo De Luca e lo stile di direzione autoritario

Tornando al presidente della regione Campania Vincenzo De Luca è evidente che, con l’adozione di uno stile di direzione autoritario, si è espresso al meglio in questa crisi. Crisi che richiedeva, per la sua complessità, una catena del comando cortissima e accentrata in un’unica persona.
Diversamente, questo stile di direzione, adottato in un contesto ordinario, come ad esempio la gestione degli assessori della Giunta Regionale, mortifica le capacità e oscura la loro visibilità.

Ecco perché è auspicabile utilizzare varianti dello stile prescelto adattandole agli interlocutori e alle specifiche situazioni.

Nella gestione delle risorse umane non esistono ricette preconfezionate

Nella gestione delle risorse umane non esistono ricette preconfezionate che hanno una validità assoluta.

Esistono invece indicazioni di grande importanza. E una di queste, è quella di attribuire un’elevata flessibilità al sistema organizzativo mediante la moltiplicazione dei centri di responsabilità.

La competitività di qualsiasi organizzazione va costruita mediante la generazione di una cultura dinamica e moderna e l’adozione di uno stile di direzione coerente con la stessa.

Se hai letto questo articolo, ti consiglio anche: “Il manager del cambiamento e direzione aziendale”.

L’Italia, il covid, la crisi e l’approssimazione

Pil e sviluppo ai tempi del Covid19

In questo articolo espongo il mio punto di vista rispetto alla gestione della crisi che l’Italia sta affrontando ai tempi del Covid.

Venerdì 5 giugno sono stato a parlare di Pil e sviluppo ai tempi del Covid19 alla trasmissione di Barba e Capelli di Radio Crc, condotta da Corrado Gabriele in collaborazione con Antonio Menna.
In quell’occasione misi in evidenza, analizzando i dati ISTAT relativi all’anno 2017, come il 40,1 % del Prodotto Interno Lordo italiano sia sviluppato dalle 3 regioni (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna) maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria a seguito del corona virus.

Nord e Sud, un divario eterno

Così come rilevai la differenza sostanziale del PIL procapite tra le regioni del nord e quelle del sud che fotografa lo storico e mai risolto divario economico tra le due aree del paese.
Su questo tema negli anni si sono espressi diversi storici ed economisti. Hanno prodotto una miriade di libri tutti sostenitori di tesi tendenti ad imputare questo ritardo del Mezzogiorno a fattori morfologici, sociologici, storici, infrastrutturali, assenza di fondi, ecc.

Un problema di visione e governance dei processi politici.

In realtà, dal mio modesto punto di vista, è solo un problema di visione e governance dei processi politici.
Criticità che negli ultimi anni si è ulteriormente accentuata a seguito dell’impoverimento culturale del paese da cui, peraltro, discerne l’attuale classe dirigente politica.

Una crisi di rappresentanza della democrazia partecipativa

A questo si aggiunge una crisi di rappresentanza della democrazia partecipativa.
In uno scenario globale tumultuoso e con un’economia sempre più gracile sono richiesti standard professionali e di competenze molto alti. Soprattutto a chi ricopre ruoli esecutivi e di rappresentanza politica come ad esempio Ministri ed Assessori regionali e comunali.
Situazione a cui la politica nostrana fa fatica ad adeguarsi ostinandosi a riprodurre schemi e persone non più proponibili.
E’ impensabile continuare ad immaginare il fare politica fine a stesso senza agganciarlo ad adeguate professionalità, esperienze e competenze.
Ne va del futuro di una nazione e delle future generazioni.

Un Paese in balia dell’approssimazione e dell’incompetenza

Ma l’Italia come pensa di affrontare la peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi?

Solo per fare un esempio, con il Ministro dell’Economia che è un docente universitario di Storia contemporanea. O con il Ministro dello Sviluppo Economico che è un ingegnere edile. E ancora, con il Ministro del Sud e della coesione territoriale che ha una formazione da giurista.

Questo significa abdicare alla governance dei processi ed affidarsi all’approssimazione e all’incompetenza nel senso corretto e relativo del termine.


Serve altro e, i politici, di questo se ne devono fare una ragione nel loro stesso interesse

Se hai letto questo mio articolo, potrebbe anche interessarti: “Recovery Fund. Un’opportunità per l’Italia”.

Scuola d’Impresa Diffusa in TV con Giuseppe Rubinacci di ErreWood

Sabato è andata in onda il primo episodio dell’edizione televisiva di Scuola D’impresa Diffusa su Tv Campi Flegrei. Un programma condotto da Caterina Laita, giornalista dell’emittente televisiva locale. Insieme a lei Franco Cioffi, direttore della scuola d’impresa, economista e temporary manager. L’obiettivo della trasmissione è insegnare a saper fare impresa.

Cos’è Scuola d’Impresa Diffusa?

L’idea di questo programma televisivo nasce dalla Scuola d’Impresa Diffusa di Franco Cioffi. Un progetto di sviluppo civico ed economico finalizzato a diffondere cultura d’impresa nei territori per migliorarne la competitività e aumentare i livelli occupazionali

Alla Scuola d’impresa prioritario è favorire la crescita nelle persone di una mentalità diversa dalla dipendenza/assistenza.

Il percorso formativo è progettato per erogare una formazione teorica/empirica di alto livello scientifico. Una programmazione al passo con i tempi, con un basso costo pro capite per renderlo accessibile a tutti.      

Le lezioni si tengono presso le sedi delle aziende partner.

Dai banchi alla TV

Dai banchi, la scuola si tiene anche alla tv dove Franco Cioffi presenta casi studio, invitando aziende ed imprenditori del territorio campano, esempio di successo. 

Sabato 6 giungo, in studio con Caterina Laita e Franco Cioffi c’era Giuseppe Rubinacci, imprenditore campano di Rubinacci NapoliErre Wood. 

L’azienda di Rubinacci, caso studio – caso di successo

Si tratta di un’azienda specializzata nella lavorazione di profili in legno per cornici di pregio e nella produzione di elementi di arredo dal design unico in termini di stile, estetica e comfort di lunga durata.

Franco Cioffi, si è occupato in qualità di Temporary Manager, di accompagnare questa azienda storica nel suo processo di ammodernamento e sviluppo affinché fosse ancora più competitiva.

Gli ambiti di intervento hanno riguardato prevalentemente la formazione del personale, la gestione aziendale, il marketing e l’efficientamento delle risorse. 

Oggi la ErreWood, divenuta partner formativo della scuola, è un’azienda di grande successo e si sta preparando ad esporre le sue prestigiose produzioni al Salone del Mobile di Milano.

Giuseppe Rubinacci, un tempo discente della Scuola d’Impresa di Cioffi ed oggi partner formativo, ha raccontato l’importanza dell’implementazione di un sistema gestionale. Ha sottolineato l’importanza della formazione delle risorse umane, la necessità strategica di imparare a ottimizzare le risorse pur continuando ad investire nella qualità dei materiali e del prodotto finale.

Un perfetto caso studio di un’azienda che parte da una storia importante e si adegua al mercato contemporaneo rafforzando la sua competitività ed affermandosi tra i leader del design artigianale.

Le finalità di Scuola d’Impresa Diffusa in tv

Attraverso questa trasmissione televisiva, Franco Cioffi intende trasferire in pillole, consigli per imparare a governare i processi utili allo sviluppo delle imprese.

Imparare a fare impresa è possibile solo imparando a governare i processi.

Franco Cioffi

Recovery Fund

La Commissione Europea ha annunciato il nuovo piano di aiuti (recovery fund) ai paesi membri da 750 miliardi di euro di cui :
• 500 miliardi da distribuire sotto forma di aiuti a fondo perduto
• e 250 sotto forma di prestiti.

La proposta del recovery fund andrà discussa e validata a breve dai 27 paesi membri.
La quota di fondi per l’Italia – principale beneficiario degli aiuti – ammonta a 172,7 miliardi di euro, di cui:

  • 81,807 miliardi versati come aiuti a fondo perduto
  • 90,938 miliardi come prestiti.

Il nuovo fondo per la ripresa è agganciato al prossimo bilancio UE 2021-2027, sarà finanziato con l’emissione di obbligazioni e si baserà su tre pilastri:

  • sostegno ai paesi membri;
  • rilancio dell’economia;
  • rafforzamento di programmi già esistenti.


Per finanziare il fondo del ricovery fund, il valore del bilancio passerà da 1 al 2% del PIL complessivo dei paesi membri.

I singoli stati membri contribuiscono al bilancio comunitario in misura proporzionale alla rispettiva prosperità economica.
Secondo i dati del consuntivo 2017 l’Italia risulta essere il terzo contributore al bilancio europeo, partecipando al relativo finanziamento nella misura di circa il 12%. la prima posizione è occupata dalla Germania (20,5%), al secondo posto figura la Francia (15,5%).
La potenza di fuoco della strategia anticrisi messa in campo dall’Unione Europea supera i 3.000 miliardi di euro.

Un’opportunità per l’Italia

Insomma una cascata di soldi europei che, associati agli aiuti nazionali, rappresentano per l’Italia un’opportunità forse irripetibile non solo per uscire quanto più velocemente possibile dalla crisi conseguente alla pandemia causata dal coronavirus ma anche, se non soprattutto, per migliorare la competitività complessiva del paese.
Bisognerà quindi capire se i nostri dirigenti politici saranno in grado di governare questo processo di straordinaria importanza per il futuro delle nostre generazioni.

Questo lo capiremo dalle politiche adottate che ci aiuteranno a comprendere meglio anche se prevarrà il partito della “rendita” alimentato dalle spinte populistiche trasversali o, piuttosto, quello della “produzione” sostenuto da forze moderate che, attualmente, sembrano essere minoritarie all’interno del Parlamento.

Sta di fatto che da queste scelte discernerà non solo il futuro come nazione ma anche il peso politico e la reputazione in Europa.
Un’occasione mancata sarebbe una tragedia senza precedenti perché oltre a non progredire nella scala gerarchica del potere europeo ci rilegherebbe in un ruolo da comprimari e non da attori protagonisti come invece converrebbe ad un paese come il nostro.

Leggi anche “Come trasformare la CRISI provocata dal COVID19 in opportunità”.

La Ribellione delle Imprese

Oggi vi presento il libro dal titolo “La Ribellione delle Imprese” di Francesco Delzio.

Al tempo del corona virus continua la mia piacevole attività di lettore e recensore di libri di recente pubblicazione editi dalla casa editrice Rubbettino.

L’emarginazione sociale degli imprenditori

“La Ribellione delle Imprese” di Francesco Delzio è un testo molto interessante. Pone all’attenzione dei lettori un tema di strettissima attualità: l’emarginazione sociale degli imprenditori.
Un escalation di “criminalizzazione” delle attività imprenditoriali che parte da lontano e che oggi trova sponda nel populismo dilagante.
Imprenditori costretti a fare i conti con una pesante crisi economica e con il trionfo dei partiti che difendono le ragioni della rendita rispetto a quelle della produzione.

Una situazione paradossale considerato che le imprese sono il principale motore dell’economia reale di un paese.
Non valorizzarle ed addirittura penalizzarle significa di fatto azzerare la crescita del Prodotto Interno Lordo ed avviarsi ad una pericolosissima fase di recessione.

La rivolta della produzione contro la rendita

Una situazione talmente paradossale che l’autore in conclusione ipotizza a breve la discesa in piazza insieme di categorie storicamente contrapposte. Ovvero imprenditori, sindacati e lavoratori.
Cioè la rivolta della produzione contro la rendita.
Insomma un bel libro ricco di spunti interessanti scritto da un autore costantemente sintonizzato sull’economia reale e non quella populista o da salotto.

Una cronica carenza di cultura d’impresa diffusa

Analisi quindi condivisibile ma non altrettanto le proposte che ne conseguono.
E’ errato dare per scontato che le aziende sono competitive e gli imprenditori sono bravi per definizione.
Il lungo viaggio fatto in questi anni nell’economia reale del nostro paese come temporary manager all’inverso mi ha restituito la consapevolezza di una cronica carenza di cultura d’impresa diffusa e di una classe di manager specifica per le PMI in grado d’iniettarla nelle stesse.

Un tutor per le PMI e imprese sociali

Una delle iniziative possibili per sopperire a tale disagio è la creazione di una figura di tutor specifica per le PMI e imprese sociali (che hanno caratteristiche e quindi esigenze molto diverse dalle grandi imprese). Una figura professionale a cavallo tra: aziendalista, economista ed agente di sviluppo locale, creata mediante scuole di formazione di qualità, che facciano tesoro delle esperienze migliori esistenti.

Aiutare le imprese nei percorsi di sviluppo

Occorre che ci sia il coinvolgimento attivo di soggetti istituzionalmente deputati anche a tale ruolo (Stato, Regioni, Comuni ma, anche, Fondazioni, Sindacati ecc.). Questo al fine di contribuire a tale scopo mediante una legislazione tendente più ad “accompagnare” (tutoraggio e formazione diretta) che ad “aiutare” (agevolazioni fiscali e finanziarie) le imprese nei loro percorsi di sviluppo e consolidamento.

Di recente ho recensito anche un altro libro edito da Rubbettino. Leggi la recensione di “Professione export manager – Strategie ed esperienze per internazionalizzare di Alessandro Addari.

Professione Export Manager-Strategie ed esperienze per internazionalizzare le imprese. Recensione.

Professione Export Manager-Strategie ed esperienze per internazionalizzare le imprese è un libro di Alessandro Addari.

Al tempo del corona virus continua la mia piacevole attività di lettore e recensore di libri di recente pubblicazione editi dalla casa editrice Rubbettino.

Professione Export Manager-Strategie ed esperienze per internazionalizzare le imprese

Oggi vi presento il libro dal titolo “Professione Export Manager-Strategie ed esperienze per internazionalizzare le imprese” di Alessandro Addari.
Un testo molto interessante che pone all’attenzione dei lettori una serie di osservazioni e indicazioni utili per chi fa impresa e vuole internazionalizzarla.

È un’opera che risente positivamente dell’esperienze professionali come export manager dell’autore che marcano una significativa differenza rispetto ad altri libri sullo stesso tema tarati però solo su aspetti teorici.
L’autore sostiene a ragione che il mercato globale può diventare un’opportunità a condizione però che ci si predisponga ad affrontarlo al meglio.

Saper fare impresa in “Professione Export Manager”


Questo significa migliorare sensibilmente la propria capacità di saper fare impresa facendo leva sui tre asset strategici di qualsiasi organizzazione:

  1. amministrazione e controllo di gestione;
  2. marketing
  3. ricerca, selezione e gestione risorse umane.

Strategie e strumenti

L’autore suggerisce anche, ad evitare disavventure e sprechi di denaro, di affidarsi ad esperti della materia che è complessa e quindi richiede il contributo di diverse professionalità.
Così come consiglia di ricorrere allo strumento aggregativo ed innovativo dei Contratti di rete per migliorare l’offerta commerciale e abbattere i rischi.

Il Business plan

Professione Export Manager-Strategie ed esperienze per internazionalizzare le imprese suggerisce anche di sviluppare preliminarmente un business plan fondato su indagini di mercato, barriere all’ingresso degli stessi e una swot analysis che analizzi i punti di forza e di debolezza (propri e della concorrenza), rischi ed opportunità.

Modalità di pagamento


Altro aspetto molto interessante trattato dall’autore sono le diverse modalità di pagamento possibili delle transazioni commerciali ad evitare contenziosi legali molto complessi e dispendiosi in quanto disciplinati dal diritto internazionale.
Utile anche il capitolo dedicato ad alcuni enti che danno sostegno all’internazionalizzazione.

Conclusioni


Conclude illustrando, con delle approfondite analisi, una panoramica di opportunità di settore e di alcuni mercati.
Insomma un libro utile ed interessante sia per i contenuti che per il linguaggio semplice ed essenziale adottato.

Leggi anche Governare i processi per lo sviluppo delle aziende

Trasformiamo questa crisi in una grande opportunità

Come trasformare la CRISI provocata dal COVID19 in opportunità

La crisi economica provocata dal Covid 19 è palese. Sono sotto gli occhi di tutti i momenti di concitazione e di stress ai cui sono sottoposti gli organi di governo politico nazionale in questa particolare fase storica.
Questo è il momento in cui misureremo le abilità manageriali dei nostri dirigenti. Dovranno essere davvero bravi a trasformare questa crisi e annesse difficoltà (risorse date) in vantaggi competitivi con le loro decisioni.

Trasformare la crisi in opportunità | Franco Cioffi

Un’opportunità di sviluppo

L’abilità dovrà essere quella di trasformare questa pesante crisi in una grande opportunità per lo sviluppo del paese.
E’ un dovere morale aiutare oggi le persone in difficoltà così come è giusto non pregiudicare il futuro dei nostri figli.
Ci attendiamo quindi distinte politiche economiche di breve, medio e lungo periodo che facciano leva eventualmente anche su un corposo indebitamento. Ma a patto che, si affrontino e si debellino i flagelli che da sempre rappresentano una zavorra.

Pesi che impediscono il decisivo scatto in avanti di una nazione in perenne affanno economico.

Carenza di cultura d’impresa

Uno di questi è la diffusa carenza di cultura d’impresa.
E’ auspicabile che l’indebitamento sia utilizzato non solo per immettere liquidità nel sistema a breve ad evitare la contrazione dei consumi ma anche, se non soprattutto, per lavorare al rafforzamento competitivo del sistema impresa Italia.

L’unico moltiplicatore economico in grado di garantire, se opportunamente alimentato, lo sviluppo dei livelli occupazionali.
Per fare questo però necessita una legislazione tendente più ad “accompagnare” (tutoraggio e formazione diretta sul campo) che ad “aiutare” (agevolazioni fiscali e finanziarie) le imprese nei loro percorsi di sviluppo e consolidamento.

Tutoraggio per le piccole e medie imprese

Una delle diverse iniziative ipotizzabili in tal senso è la creazione di una figura di tutor specifica per le PMI e imprese sociali. Entità che hanno caratteristiche e quindi esigenze molto diverse dalle grandi imprese. Una figura professionale a cavallo tra: aziendalista, economista ed agente di sviluppo locale, creata mediante scuole di formazione di qualità, che facciano tesoro delle esperienze migliori esistenti.


Formazione destinata a giovani laureati che genererebbe una nuova classe di manager al servizio delle PMI con ricadute occupazionali e di efficienza sul sistema imprese Italia.

Leggi anche “Governare i processi ai tempi del Coronavirus”

Governare i processi ai tempi del coronavirus

Nervi saldi e mente lucida per le aziende ai tempi dell’emergenza Covid-19

Ai tempi del coronavirus, chi governa le sorti del nostro paese, in questo momento storico tanto particolare, si ritrova a fare scelte e a prendere decisioni complesse. Scelte che devono tenere conto e ponderare bene sia l’esigenze del momento che le politiche di sviluppo futuro.

Quindi proprio in queste situazioni, anche al tempo del coronavirus, bisogna mantenere nervi saldi e mente lucida!

Franco Cioffi Temporary Manager blog

Governare i processi

Questo ci riporta a uno degli aspetti più delicati nella gestione d’azienda: il governo dei processi decisionali interni.

Molto dipende dallo stile direzione adottato (partecipativo o coercitivo) fermo restando che, le decisioni, vanno prese in maniera rapida, con una visione ampia rispetto alle possibili conseguenze e con l’obiettivo di ridurre al massimo le probabilità d’errori.

Gestione manageriale unica

Nel caso di una gestione manageriale accentrata in un’unica persona si guadagna in rapidità ma, si rimette in ampiezza e profondità, del processo di valutazione da cui scaturisce poi la decisione.
Questo per i limiti di visione di un decisore unico.

Gestione orizzontale

All’inverso, in una gestione partecipata e quindi orizzontale c’è un altro rischio.

Laddove i decisori non sono allineati sotto il profilo delle esperienze e delle conoscenze il rischio è quello di prendere decisioni tardive ed inadeguate.
Non solo, se le decisioni sono prese a maggioranza relativa e non assoluta, si rischia di lacerare la compagine sociale con inevitabili ripercussioni negative sul clima interno e quindi sulla produttività.

Allora quale può essere la possibile soluzione?

Per quanto mi riguarda propendo per una gestione orizzontale relativamente alla fase di ascolto e valutazione ma, con il “contrappeso” verticale, della decisione accentrata in un’unica persona.
Per garantirmi una corretta, ampia ed approfondita fase di valutazione lavoro preventivamente sulla crescita personale e professionale degli stakeholder.

Il fine è di ridurre al massimo le asimmetrie cognitive tra di loro e tra loro e me.
Queste considerazioni ci riportano alla straordinaria importanza strategica del capitale umano delle aziende e alle abilità manageriali necessarie nelle fasi di ricerca, selezione e gestione del personale che ho più volte ribadito.
Soprattutto ci conferma la necessità di lavorare sulla formazione continua e autosovversione costante dei collaboratori.

Ma anche stimare il fabbisogno formativo e, di conseguenza, predisporre azioni correttive individuali e di gruppo.
Quanto più si è orientati ai dettagli tanto maggiori sono le possibilità di ottenere buoni risultati.

In un tempo così complesso dettato dal coronavirus le aziende trovano a prendere decisioni importanti. E’ necessario mantenere la lucidità.

A proposito di coronavirus, leggi il mio articolo sul decreto Cura Italia.
Ne approfitto per invitarti a dare uno sguardo alla mia Scuola d’impresa.

Decreto “Cura Italia”

Una riflessione di Franco Cioffi sul decreto “Cura Italia”

Ieri il governo ha emanato il decreto “Cura Italia” .
Questo decreto contiene diverse misure anche di carattere economico per cercare di limitare i danni derivanti da questa improvvisa quanto inaspettata crisi. Crisi che ricordiamo essere causata dal Covid 19, il cosiddetto Corona Virus.

Una crisi che si va ad innestare su un quadro economico e sociale del paese già pregiudicato da un prolungato periodo di politiche scellerate. Ma anche di non decisioni.

Con il decreto Cura Italia è stato utilizzato al massimo l’indebitamento netto (25 miliardi di euro) autorizzato dalla comunità europea. Manovra messa in campo per far fronte sul breve ad un’inevitabile crisi di liquidità. Questa crisi potrebbe generare una nefasta contrazione dei consumi (soprattutto di beni non primari) e conseguente perdita di livelli occupazionali.

E’ bene chiarire una cosa. Il decreto Cura Italia è un provvedimento giusto e tempestivo ma incrementerà ulteriormente il debito pubblico (e quindi gli interessi) dell’Italia. Debito che storicamente è giù tra i più alti in Europa, senza generare sviluppo economico.

E’ quindi una misura che potrebbe pesantemente pregiudicare il rilancio economico del paese. Questo accadrà se non seguiranno altrettante misure strutturali che puntino ad efficientare il paese sia nel pubblico che nel privato.

I veri flagelli da affrontare e da sconfiggere per rimettere in carreggiata l’Italia sono vari. Una spesa pubblica ancora molto alta, un sistema di PMI mediamente poco competitive, e un’economia sommersa stimata intorno al 13% del PIL.
L’Italia è ormai, purtroppo, un paese che da tempo ha smarrito la sua verve creativa e produttiva.


Questo a dimostrazione che, la leva dell’indebitamento, andrebbe usata (tranne che in casi eccezionali come questo che stiamo vivendo) solo per generare un moltiplicatore di sviluppo economico. E non usata per sopperire ad inefficienze nella gestione del paese aggravando ulteriormente l’esposizione debitoria.

Al di là dei sogni – da onlus a cooperativa per lo sviluppo responsabile

Al di là dei Sogni, il caso studio: da onlus a cooperativa per uno sviluppo responsabile

La cooperativa sociale “Al di là dei sogni” onlus nasce nel 2004 da un percorso di spin off della cooperativa sociale “Khorakhanè”.  

Nel nel 2011 la cooperativa riceve in affidamento il bene confiscato a clan Moccia nella frazione di Maiano di Sessa Aurunca (17 ettari). La compagine della cooperativa inizia gradualmente a strutturare una visione di sviluppo d’impresa.
Lo fa orientando i suoi sforzi al riuso non solo sociale ma anche produttivo del bene. 

Come una onlus può trasformare

Grazie ai contributi di Fondazione con il Sud e Fondazione Vismara sono stati ristrutturati diversi spazi. Oggi Al di là dei sogni è una delle principali realtà dell’imprenditoria sociale campana. 

In particolar modo, la realizzazione di un impianto di trasformazione di prodotti agricoli biologici in conserve ha determinato una vera e propria rivoluzione. Parliamo di conserve di sott’olii, passate, confetture ecc. Rivoluzione avvenuta in termini di riorganizzazione aziendale e di acquisizione di competenze legate al mondo produttivo e alla razionalizzazione aziendale. 

Come può trasformarsi da una base di partenza poco confortante

All’epoca del mio insediamento professionale, ad Al di là dei sogni vi era una situazione economica, finanziaria ed organizzativa molto precaria. 

I tempi molto dilatati dei pagamenti della pubblica amministrazione generavano, oltre a problemi di liquidità, anche pregiudizi economici per la riduzione dei margini operativi. Questo, a seguito del ricorso all’indebitamento bancario.

I profili professionali dei soci lavoratori di Al d là dei sogni, non erano adeguati rispetto alle competenze necessarie per gestire un’impresa sociale.

La gestione amministrativa non era considerata come fattore strategico di gestione e sviluppo. Infatti costi non erano ottimizzati inficiando di fatto il margine operativo lordo.

Mancava il software gestionale e un sistema di controllo gestione interno sia economico che finanziario.

Le registrazioni contabili erano demandate al consulente fiscale con tempi di riscontro numerico molto differiti.

Vi era una scarsa conoscenza dei processi produttivi relativi alla trasformazione dei prodotti agricoli. Ma anche dei concetti di distinta base dei prodotti e gestione per commessa. 

In generale vi era un totale digiuno relativamente alla contabilità industriale.

Mancava un piano di comunicazione e sviluppo commerciale e strumenti indispensabili come catalogo e listino prezzi.

Il posizionamento marketing sul web era flebile a fronte peraltro di una buona reputazione ecc.

Il mio intervento per rivoluzionare la cooperativa Al di là dei sogni

A seguito di questo stato di cose, ad Al di là dei sogni, iniziai a lavorare su diversi livelli:

  1. professionalizzando i soci lavoratori mediante formazione e affiancamento sul campo;
  2. definendo una pianta organica funzionale alle esigenze dell’agricoltura e della trasformazione dei prodotti;
  3. facendo un bilancio delle competenze e delle attitudini dei singoli soci lavoratori;
  4. associando ad ogni ruolo previsto dalla pianta organica (ad esempio responsabile dell’agricoltura, della produzione, dell’amministrazione e controllo di gestione) le persone che apparivano più adatte;
  5. facendo un’analisi del fabbisogno formativo dei singoli soci rispetto al ruolo che avrebbero dovuto ricoprire;
  6. predisponendo un piano formativo ad personam;
  7. facendo attività di formazione sul campo secondo la logica del tutor operativo d’impresa;
  8. introducendo un software gestionale di ultima generazione anche con il modulo di contabilità industriale;
  9. creando ad hoc un sistema per controllo di gestione economico e finanziario secondo la tecnica del budgeting;
  10. stilando un piano generale di sviluppo commerciale e comunicazione;
  11. creando un catalogo commerciale e un listino prezzi con 4 livelli di scontistica secondo la tecnica della ricarica sui costi di trasformazione;
  12. progettando un nuovo sito web per l’e-commerce;
  13. creando un’anagrafica clienti su base nazionale per azioni di marketing ecc. 

Insomma tutta una serie di azioni finalizzate a fare impresa ma anche ad insegnarla a fare costruendo una classe di quadri dirigenti in grado di dare sostanza a questi processi e continuità nel tempo.

Al di là di sogni, lo stato attuale

Ad oggi, quindi, la cooperativa Al di là dei sogni ha trovato la sua dimensione produttiva e commerciale sia per la vendita dei prodotti freschi (mercato locale) che  trasformati a proprio marchio (mercato nazionale).

Si è sviluppato inoltre anche il mercato della trasformazione per conto terzi che rappresenta quasi il 50% del fatturato generando, tra l’altro, in alcune commesse, margini operativi lordi superiori alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti a marchio proprio.

I principali canali di vendita dei prodotti trasformati a marchio proprio sono retail, gas, negozi e distribuzione organizzata (Altro mercato).

Ha diversificato ulteriormente le proprie attività capitalizzando al massimo la formazione ricevuta sul campo soprattutto in merito alla gestione risorse umane e contabilità analitica amministrativa.

E’ entrata nel settore edile acquisendo come prima commessa la ristrutturazione di un complesso industriale di proprietà della Cleprin Srl a cui la camorra ha bruciato gli stabilimenti originari. 

Un lavoro di circa € 400.000 che ha occupato 10 nuove maestranze per 1 anno. 

Imparare a saper fare impresa per generare nuove economie di comunità

Di recente, all’interno di quella che possiamo oramai definire una cittadella della bio socialità, è stato inaugurato un ristorante che lavorerà prevalentemente su eventi programmati (matrimoni, comunioni, cresime, compleanni, meeting, visite didattiche, campi scuola ecc.).

Livelli occupazionali stabili ulteriori previsti: 10 unità. 

Quindi, imparare a saper fare impresa, ha generato un significativo aumento del fatturato e del margine operativo lordo oltre a migliorare notevolmente il cash flow.

Acquisire mentalità d’impresa

Questo è stato possibile grazie soprattutto al fatto che, oramai tutti i soci (dal presidente aagli operatori), hanno acquisito la giusta mentalità e visione per fare impresa sociale.

Sono oramai universalmente a conoscenza della differenza tra il momento economico e finanziario, tra margine operativo lordo e volume d’affari ecc.

Governare i processi

Di conseguenza la contabilità è considerata un fattore strategico di gestione e sviluppo al punto che tutte le registrazioni amministrative sono effettuate in tempo reale all’interno della cooperativa.

Il monitoraggio dei fatti aziendali è quotidiano grazie ai report statistici elaborati dal software gestionale e dal sistema a budget del controllo gestione economico e finanziario.

Contaminazione civica del territorio

A latere di tutto questo (ma non per questo meno importante anzi!) questo virtuosismo imprenditoriale sociale della cooperativa Al di là dei sogni, oramai visibile e riconosciuto da tutti gli addetti ai lavori ha generato non solo stimoli emulativi in altre compagini del terzo settore ma, anche una, contaminazione valoriale civica ed economica in un territorio segnato da anni di vessazioni mafiose e burocratiche.

Solo per citare un esempio, molti contadini della zona, hanno convertito le coltivazioni da convenzionali a bio avendo intuito la maggiore e migliore economia ottenibile oltre ai benefici per la salute pubblica.

Diversi di loro oramai trasformano i prodotti bio della loro terra presso il laboratorio di trasformazione gestito dalla cooperativa Al di là dei sogni generando un significativo virtuosismo economico rispetto al passato recente.

Inclusione sociale

Senza considerare che, oltre il 50% degli addetti all’agricoltura e alla trasformazione dei prodotti della cooperativa Al di là dei sogni, sono soggetti svantaggiati o dell’ex opg (ospedale psichiatrico giudiziario) utenti della comunità alloggio della stessa coop.

Se questo articolo è stato di tuo interesse, leggi anche: Caso studio NCO – Come il terzo settore può generare economia e sviluppo territoriale