I Campi Flegrei. Uno sviluppo che stenta a realizzarsi.

Campi flegrei. tra possibilità’ di sviluppo e mancanza di strategia.

I Campi Flegrei sono un classico esempio di quello che un territorio potrebbe e dovrebbe rappresentare ma che invece non è.

Una bellezza struggente fatta di mare, laghi, isole, vulcani, oasi naturali, archeologia. Ed ancora, di strutture ricettive, terme, pesca, agricoltura, ristorazione, cantieristica ecc.

Uno scenario meraviglioso che però non riesce a posizionarsi e consolidarsi nel panorama del turismo nazionale ed internazionale.

A tal riguardo si dibatte frequentemente. I politici si alternano al governo degli enti locali. C’è un forte attivismo associativo, i docenti universitari fanno frequentemente sermoni sull’economia dello sviluppo, si organizzano seminari, tavole rotonde, stati generali ecc.

Ma, il risultato, rimane permanentemente ben al di sotto delle aspettative e delle potenzialità del territorio.

Eppure dal mio punto di vista il motivo c’è.

Cosa manca ai Campi Flegrei per spiccare il volo?

Manca un governo dei processi organizzativi del comprensorio mediante un’agenzia di promozione e sviluppo territoriale. Un’organizzazione che, dovrebbe essere, un ente privato (seppur dialogante con la dimensione pubblica) indipendente, e finanziato con il contributo dell’imprenditoria locale.

Una struttura gestita con un approccio manageriale da professionisti selezionati sul libero mercato.

Preliminarmente andrebbe realizzato un business plan. Ovvero un piano che dovrebbe tener conto dell’offerta potenziale del territorio e degli esiti delle indagini sui mercati di vendita finalizzate ad individuare le tendenze della domanda, target, canali e modalità di vendita ecc.

Fatta la strategia (eventualmente poi rimodulabile in funzione dei feedback dei mercati) si passerebbe poi alla fase operativa. Cioè un programma volto a strutturare l’offerta utilizzando al meglio le leve del marketing mix.

Progetto che, inevitabilmente, richiederebbe un coinvolgimento diffuso e dal basso degli operatori economici locali sia nella fase strategica che nella gestione operativa.

Un’operazione che, per quanto mi riguarda, è più complicato  a parlarne che a realizzarla.

Eppure tutto ciò non avviene.

Perché non avviene? 

Sul tema mi piacerebbe ascoltare il parere dei diversi appassionati del cambiamento residenti nei Campi Flegrei anche loro frustrati da questa paradossale quanto insopportabile situazione.

Scrivimi cosa ne pensi: f.cioffi@libero.it

Di recente ho pubblicato un libro che affronta, tra le varie tematiche, anche lo sviluppo territoriale. Scopri di più sulla mia pubblicazione.

Il contratto di rete per le reti di imprese

Imprese in rete per superare la crisi attraverso il contratto di rete

Voglio parlarvi del contratto di rete. Ovvero uno strumento che mette insieme le imprese per superare la crisi.

La pandemia sta per abbandonarci e con essa anche la conseguente crisi economica ma, di converso, riaffiorano prepotentemente i limiti strutturali del sistema imprese italiano.

Fra questi vi sono il cospicuo numero di piccole e medie imprese (che rappresentano circa il 95% del totale) e l’atavica abitudine degli imprenditori italiani a competere individualmente e non collettivamente con altri colleghi dello stesso settore e non.

Aspetti che diventano ancor più penalizzanti se si considera che, nel mercato globale, le economie di costo e di scala rappresentano degli straordinari (ed indispensabili) vantaggi competitivi.

Fortunatamente il nostro paese ha iniziato da qualche anno a creare degli strumenti legislativi che stimolano e favoriscono l’aggregazione degli imprenditori.

Fra questi c’è ne sono alcuni molto interessanti come, ad esempio, il contratto di rete.

Cioè una forma di aggregazione tra imprese finalizzata a realizzare progetti ed obiettivi condivisi, incrementando la capacità innovativa e la competitività sul mercato mantenendo però tutte le caratteristiche di indipendenza, autonomia e specialità delle singole aziende. 

Esistono due modalità possibili ai fini della costituzione di un accordo di questo tipo, ovvero rete di contratto e rete soggetto.

Rete di contratto

La Rete contratto è un accordo stipulato tra imprese per condividere uno o più obiettivi e un programma comune. Ma senza dar luogo a un soggetto giuridico autonomo e distinto dalle imprese contraenti. Il contratto può avere anche un fondo patrimoniale comune e un organo comune.

Rete soggetto

La Rete soggetto è un contratto stipulato tra imprese, dotato di fondo patrimoniale e di organo comune, che acquista soggettività giuridica autonoma iscrivendosi alla sezione ordinaria del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita.

Si tratta di uno strumento aggregativo che, oltre ad essere regolamentato mediante l’atto costitutivo, va però anche gestito nella quotidianità.

Al fine del perseguimento degli obiettivi necessita quindi governare i processi organizzativi con una struttura ed un approccio manageriale.

Tra le priorità, soprattutto agli inizi del percorso di aggregazione, vi deve essere la riduzione delle asimmetrie di conoscenze ed esperienze tre i soci fondatori del contratto di rete al fine dell’ottimizzazione dei processi decisionali interni.

Di recente ho scritto un libro sulle mie pillole d’impresa. Scopri di più.

Storie di emancipazione e di riscatto dalla Scuola d’impresa diffusa. La storia di Denis.

Dalla scuola d’impresa diffusa una storia di emancipazione

Dalla Scuola d’Impresa Diffusa, voglio raccontarvi la storia di emancipazione di Denis Bajirami.

Denis è un giovane che ho conosciuto a Scampia, durante la mia consulenza per la Kumpania.

La Kumpania è l’impresa sociale che con l’associazione Chi rom e…chi no, gestisce Chikù – gastronomia, cultura e tempo libero. Chikù è un avamposto culturale a Napoli, situato in uno dei quartieri più complessi della città.

La Kumpania ha vinto numerosi premi anche internazionali in quanto prima impresa sociale composta da donne napoletane e donne rom. L’associazione Chi rom e…chi no invece si occupa di attività per l’infanzia, contrasto alla povertà educativa, percorsi di inclusione della comunità rom di Scampia e di Arrevuoto – teatro e pedagogia.

Un giovane sempre partecipe

E’ in questo contesto che ho conosciuto Denis, ragazzo che da bambino con sua madre e le sue sorelle, ed il ricordo vivo del suo caro padre, ha lasciato una casa a ridosso di una discarica per trasferirsi in un appartamento dignitoso in affitto, frutto di grandi sacrifici. Sempre partecipe alle iniziative sociali di Chikù e di Scampia sin da bambino. Sempre presente a scuola, in prima linea alle colonie estive, al laboratorio teatrale con ruoli importanti, ed anche nella banda musicale di quartiere, la BandaBaleno. Diplomato all’istituto statale per odontotecnici, ha iniziato da subito a lavorare in diversi ambiti, ed anche per Chikù come cameriere responsabile di catering. Ma anche come guida ai tour sociali alla scoperta di Scampia.

Talento e sete di riscatto

Quando ho conosciuto Denis sono stato subito colpito la sua intraprendenza, dalla sua curiosità, dalla sua capacità di apprendere in fretta e di analizzare criticamente, nonché dalla sua sete di riscatto.

Ho ritenuto opportuno offrirgli un anno di formazione alla mia Scuola d’Impresa Diffusa. Anno durante il quale ha avuto modo di imparare nozioni di management aziendale, gestione delle risorse umane, marketing e contabilità.

Al termine della formazione la Errewood – Rubinacci, azienda che produce serramenti in legno ed arredamento di design che accompagno in qualità di temporary manager, cercava una persona da impiegare in una nuova commessa per Anm (Azienda Napoletana Mobilità).

Un nuovo lavoro

Ho esortato Denis a presentarsi ai colloqui e con grande soddisfazione Denis ha superato le selezioni. Dopo una formazione per manutentori, Denis è entrato a far parte dello staff manutentori che ogni giorno si prende cura della Linea 1 della Metropolitana di Napoli.

Incoraggiare ed investire nei talenti

Denis è esemplare perché ci insegna che da una condizione di partenza fortemente precaria è possibile emanciparsi grazie al desiderio di riscatto, ma anche grazie alle comunità ed alle reti che incoraggiano ed investono nei talenti.

Scuola d’Impresa Diffusa è più di una scuola…

Personalmente sono molto fiero di essere entrato nel percorso professionale del talentuosissimo Denis, con la Scuola d’Impresa e la rete di aziende che ne fanno parte. Scuola d’Impresa Diffusa è più di un libro, più di una scuola o di una rete di professionisti. E’ un vero e proprio progetto di sviluppo che parte dai singoli per il riscatto di intere comunità.

Pietra di Scarto. Come un Bene Confiscato può generare economia sostenibile e bellezza.

Il progetto di economia sociale Pietra di scarto.

Da diversi anni mi occupo di guidare la Cooperativa Sociale Pietra di Scarto in un processo di sviluppo economico sostenibile.

Franco Cioffi da Pietra di Scarto.

Pietra di Scarto è una cooperativa che si trova a Cerignola (Foggia).

Si occupa di promozione della giustizia sociale ed economica attraverso la diffusione di una cultura dell’antimafia, la pratica di un’agricoltura sostenibile, l’educazione alla legalità, ma anche di consumo critico.

Tra gli obiettivi di Pietra di Scarto: dare opportunità di inserimento lavorativo a persone che provengono da condizioni di svantaggio.

L’ impianto industriale sostenibile di Pietra di Scarto per la trasformazione del pomodoro.

La cooperativa pugliese a breve inaugurerà un impianto industriale per la trasformazione del pomodoro.

Pietra di Scarto. Impianto per la trasformazione del pomodoro.

Sabato 15 maggio, infatti, insieme ai soci della cooperativa, abbiamo discusso e condiviso un piano di azione articolato sul breve periodo. Il piano tocca aspetti importanti e strategici come: l’approvvigionamento delle materie prime, la produzione, la logistica e la commercializzazione.

Siamo tutti consapevoli che, il significato e l’importanza di quest’esperienza, va ben oltre la crescita e il futuro della cooperativa Pietra di scarto. 

Fare impresa in maniera etica ed equo solidale.

E’ un progetto di economia sociale che ha l’ambizione di dimostrare la fattibilità e sostenibilità del fare impresa in maniera etica ed equo solidale. Infatti principi cardine sono: il rispetto dell’ambiente, della biodiversità e delle persone.

Pietra di Scarto, piano strategico.

Progetto che è stato reso possibile grazie alla straordinaria predisposizione al cambiamento dei soci che si sono lasciati accompagnare in un percorso professionale (peraltro ancora in corso) molto duro e dall’esito inizialmente per niente scontato.

Prossimo step: costanza e continuità.

Il prossimo step sarà acquisire la giusta mentalità per dare costanza e continuità alle attività dell’impresa sociale.

Per chi fosse interessato a comprendere le modalità operative e strategiche per gestire casi del genere, l’invito a leggere il mio libro di recente pubblicazione dal titolo Scuola d’impresa diffusa pubblicato dalla Rubbettino editore.

Business Intelligence

La Business intelligence per la strategia aziendale

Oggi voglio parlarvi di Business Intelligence.

Negli articoli precedenti ho sempre messo in evidenza come sia di fondamentale importanza per le aziende internalizzare la contabilità per garantirsi la tempestiva registrazione dei fatti economici e finanziari mediante una piattaforma gestionale di ultima generazione.

Questo al fine di un efficace controllo di gestione e strategico.

Come trasformare i dati in azioni strategiche

Ma come si fa a trasformare l’enorme mole di dati aziendali in informazioni strategiche? 

Mediante una Business Intelligence!

Cosa si intende per Business Intelligence

Si intendono tutti i processi e gli strumenti attraverso i quali un’azienda riesce a raccogliere dati di diversa natura per analizzarli e trarne decisioni strategiche. 

Si tratta di uno strumento prezioso e importantissimo per tutte quelle aziende che vogliono crescere e sfruttare al massimo i dati che hanno a disposizione. 

I vantaggi

Uno dei vantaggi più interessanti delle piattaforme di Business Intelligence è che vengono progettate appositamente per essere utilizzate anche da persone senza conoscenze tecniche. 

Ciò avviene grazie all’utilizzo di cruscotti aziendali e indicatori di performance di facile comprensione, con diagrammi e grafici. In questo modo anche a chi non ha alcuna conoscenza di analisi dei dati può avere un’immagine istantanea di ogni tipo di attività. E può averla in pochi secondi. 

business intelligence dashboard

La capacità di reporting sotto forma di dashboard visive è una funzionalità fondamentale di molte piattaforme di questo tipo. E’ stata sviluppata appositamente per essere compresa dai soggetti decisori.

Alcuni sistemi di questo tipo sono in grado di fornire anche funzionalità di analisi predittive. Tra queste: l’andamento futuro del fatturato, dei costi di gestione, del cash flow, della domanda dei prodotti ecc.  

L’analisi predittiva con la Business Intelligence è veramente affidabile perché si basa su modelli di dati che vengono aggiornati costantemente secondo criteri storici e statistici probabilistici.

Hai bisogno di un consiglio a riguardo? Contattami!

Piattaforme gestionali ed organizzazione aziendale

Le piattaforme gestionali per riorganizzare l’azienda

Voglio parlarvi di Piattaforme Gestionali per la riorganizzazione aziendale.

Uno degli strumenti che utilizzo più di frequente per le riorganizzazioni aziendali al fine di scardinare le resistenze al cambiamento dei dipendenti è la piattaforma gestionale anche conosciuta come ERP (Enterprise Resource Planning). Ovvero un software di pianificazione delle risorse aziendali.

I software ERP

I software ERP sono l’evoluzione dei software gestionali che permettono di amministrare non più uno, ma tutti i dipartimenti di un’impresa, in maniera sinergica.

I sistemi gestionali ERP sono in grado di consentire la gestione unificata dei processi aziendali grazie all’utilizzo di un database unico. 

Questo elimina il grande difetto che si portavano dietro i programmi dipartimentali, ovvero un alto tasso di errori dovuti alla duplicazione del dato.

I vantaggi di ERP, piattaforma gestionale

STRUTTURA MODULARE

Altra peculiarità delle moderne piattaforme ERP è la struttura modulare: non si tratta infatti di un software unico, ma di sistemi componibili nelle funzionalità attraverso moduli specifici che dialogano tra di loro. 

La struttura modulare porta tre grandi vantaggi: 

  • Alto livello di personalizzazione del software, componibile con le funzionalità che meglio rispecchiano le esigenze specifiche dell’azienda
  • Riduzione dei costi di implementazione iniziale: ad esempio per quanto riguarda le pmi, potrebbero scegliere di comporre il sistema con le funzionalità essenziali per poi implementarne di ulteriori in un momento successivo se necessario
  • Crescita: un sistema modulare, consentendo di aggiungere ulteriori funzionalità a posteriori, si evolve insieme all’azienda, garantendo la crescita insieme al business aziendale.

I moduli dialogano quindi tra loro e coprono tutte le funzioni aziendali. 

OPERAZIONE PER PROCESSO

Altra specificità dei gestionali ERP è il modo di operare: mentre i vecchi programmi gestionali dipartimentali lavoravano per funzioni, gli ERP operano invece per processo. Questo è un aspetto cruciale perchè un processo, molto spesso, coinvolge più funzioni e più aree aziendali. 

Inoltre, grazie a questi sistemi è possibile ottimizzare i processi aziendali strutturandoli in maniera organizzata e misurandone le performance per rilevare eventuali inefficienze da poter poi andare a correggere.

Le piattaforme gestionali offrono alle aziende anche un altro grande vantaggio: quello di poter rendere automatizzate alcune operazioni dei flussi di lavoro, consentendo di accelerare tutto lo svolgimento dei workflow.

Di recente ho pubblicato un libro per Rubbettino Editore. Scopri di più. 

Scuola d’impresa diffusa diventa un caso di studio internazionale

Scuola d’impresa diffusa diventa un case Study internazionale

Grazie alla collaborazione con Irene Magistro, tra i migliori talent scout ed esperti d’internazionalizzazione d’imprese e professionisti, il mio libro, di recente pubblicazione, dal titolo “A widespread business school (Scuola d’impresa diffusa) verrà adottato come “Case study” da professori universitari di diversi paesi del mondo
S’inizierà dall’India per poi proseguire in Inghilterra e Stati Uniti così come Irene preannuncia in questa intervista.

Sono onorato e contento che luminari mondiali considerino Scuola d’impresa diffusa una best practice replicabile in tutto il mondo come progetto di sviluppo economico territoriale finalizzato alla diffusione di cultura d’impresa soprattutto tra i giovani.

Qualche info sul mio libro “Scuola d’Impresa Diffusa”

Il mio libro è edito da Rubbettino. E’ disponibile in tutte le librerie, ed online:

Ho diviso il mio libro in tre parti tematiche:

  1. Per una corretta gestione d’azienda
  2. Una vita da manager
  3. Terzo settore e pubblica amministrazione.

Gli argomenti trattati sono tantissimi: dalla gestione aziendale alla direzione del personale, dal marketing convenzionale e digitale allo sviluppo territoriale.

Parlo della mia esperienza sul campo nell’ambito dell’economia profit e no profit, presentando esempi reali.

Nel mio libro parlo del mio lavoro alla guida di aziende locali di prestigio, come la Errewood, ma anche di cooperative sociali che stanno determinando il riscatto culturale ed economico di zone sensibili del mezzogiorno. Tra queste NCO – Nuova Cooperazione Organizzata.

Parlo di amministrazione, controllo e gestione e strategie d’impresa.

Attraverso “Scuola d’Impresa Diffusa” ho cercato di spiegare cosa significhi realmente “sviluppo integrato” e fare impresa, in qualità di economista dello sviluppo e temporary manager.

Se sei interessato al mio libro, scopri di più e seguimi sui miei canali social dove ogni giorno pubblico le mie pillole d’impresa.

Vendita online ed e commerce. Necessità di investimenti per le PMI

effetti della vendita online sul mercato offline

Il mondo della vendita online sta vivendo un momento di rivoluzione oltre che di evoluzione.

Una rivoluzione perché sta cambiando i paradigma delle vendite e del posizionamento di prodotti. Ed un’evoluzione perché i nuovi canali di distribuzione online hanno dato vita a nuove opportunità.

Gli e-commerce così come i marketplace stanno continuando la loro invasione di campo condizionando pesantemente il mercato offline.

Trend mondiale sulla vendita online e mercato italiano

Le ricerche di mercato www.emarketer.com e www.statista.com raccontano di un trend complessivo mondiale in salita del commercio online tra il 2018 e il 2021 stimato in un + 246,15%. Ma se le grandi imprese hanno risposto spostando le loro vendite dagli esercizi fisici negli e-commerce e/o marketplace stessa cosa non si può dire delle piccole, medie e artigiani.

Le pmi e gli artigiani rappresentano il 95% del tessuto produttivo italiano. Un bel problema se si considera il potenziale mercato globale del made in Italy.

Necessità di investimenti in tecnologie e digitalizzazione

A ciò si cerca di porre rimedio solo con una serie di misure economiche tese a favorire gli investimenti in tecnologia. E non anche in cultura imprenditoriale digitale.

Le aziende hanno un gran bisogno di nuovi professionisti del web per sfruttare al meglio le possibilità che il digitale ha messo in campo. Ma i giovani non sono ancora pronti a riempire i vuoti del mercato.

Formazioni incomplete

Le università in molti casi propongono programmi obsoleti e non ad hoc per formare queste figure e il risultato è che molti giovani si ritrovano in tasca lauree che al temine del ciclo di studi non riescono a sfruttare come vorrebbero, perché non hanno nel loro bagaglio le giuste abilità, conoscenze e abitudini per affrontare al meglio una società postindustriale.

Imparare ad imparare

Occorre quindi un sistema integrato che si ponga l’obiettivo d’imparare a imparare, così come fa Scuola d’impresa diffusa nel Sud Italia. Un’organizzazione fluida, mutevole e adattiva, in grado di trasferire cultura d’impresa, ma anche favorire una diversa e vincente mentalità imprenditoriale.

Potrebbe interessarti il mio articolo sul digital marketing per le aziende.

Vincenzo De Luca e gestione della crisi

Come il Presidente Vincenzo De Luca ha gestito la crisi durante la pandemia?

Una breve analisi a partire dagli stili di direzione aziendale

Stamattina ho commentato l’operato del presidente della regione Campania Vincenzo De Luca durante il periodo della crisi sanitaria conseguenza della pandemia da corona virus. Mi sono espresso a riguardo a Barba e Capelli, trasmissione in onda su radio CRC condotta da Corrado Gabriele in collaborazione con Antonio Menna .

Stili di direzione

Mutuando concetti aziendali in tema di gestione di risorse umane ho rilevato lo stile di direzione autoritario adottato mettendone in evidenza gli aspetti positivi e negativi che questo comporta.

Lo stile di direzione è il modo con cui il management si relaziona con i collaboratori ed il mondo esterno al contesto che si governa.
La scelta dello stile di direzione adottato è funzionale e nel contempo rappresentativo del modo di fare di chi governa i processi.

Lo stile di direzione può assumere diverse connotazioni e sfumature in un arco di realtà che ha due limiti estremi:

  • autoritarismo cioè “il capo” gestisce i rapporti con i propri subordinati senza confrontarsi con essi, comunicando esclusivamente tramite gli ordini e le prescrizioni;
  • democratico/partecipativo che si fonda all’inverso sul dialogo, sul confronto, sulla partecipazione e sulla delega.

Con uno stile di direzione autoritario i vantaggi sono dettati da una catena del comando corta e con i poteri accentrati in un’unica persona mentre gli svantaggi sono dati dal fatto che non si valorizzano le intelligenze e le sensibilità dei collaboratori che sono rilegati ad un ruolo meramente operativo.

Nel caso di adozione di uno stile di direzione partecipativo i vantaggi sono che s’investe sulla crescita del patrimonio risorse umane. Questo avviene al fine di moltiplicare i centri di responsabilità decisionale. Mentre gli svantaggi sono soprattutto derivanti da un’eccessiva democrazia partecipativa che non solo ritarda le decisioni, ma può indurre anche a commettere errori. Parlo di errori di valutazione per asimmetrie cognitive e di esperienze tra i decisori.

Vincenzo De Luca e lo stile di direzione autoritario

Tornando al presidente della regione Campania Vincenzo De Luca è evidente che, con l’adozione di uno stile di direzione autoritario, si è espresso al meglio in questa crisi. Crisi che richiedeva, per la sua complessità, una catena del comando cortissima e accentrata in un’unica persona.
Diversamente, questo stile di direzione, adottato in un contesto ordinario, come ad esempio la gestione degli assessori della Giunta Regionale, mortifica le capacità e oscura la loro visibilità.

Ecco perché è auspicabile utilizzare varianti dello stile prescelto adattandole agli interlocutori e alle specifiche situazioni.

Nella gestione delle risorse umane non esistono ricette preconfezionate

Nella gestione delle risorse umane non esistono ricette preconfezionate che hanno una validità assoluta.

Esistono invece indicazioni di grande importanza. E una di queste, è quella di attribuire un’elevata flessibilità al sistema organizzativo mediante la moltiplicazione dei centri di responsabilità.

La competitività di qualsiasi organizzazione va costruita mediante la generazione di una cultura dinamica e moderna e l’adozione di uno stile di direzione coerente con la stessa.

Se hai letto questo articolo, ti consiglio anche: “Il manager del cambiamento e direzione aziendale”.

L’Italia, il covid, la crisi e l’approssimazione

Pil e sviluppo ai tempi del Covid19

In questo articolo espongo il mio punto di vista rispetto alla gestione della crisi che l’Italia sta affrontando ai tempi del Covid.

Venerdì 5 giugno sono stato a parlare di Pil e sviluppo ai tempi del Covid19 alla trasmissione di Barba e Capelli di Radio Crc, condotta da Corrado Gabriele in collaborazione con Antonio Menna.
In quell’occasione misi in evidenza, analizzando i dati ISTAT relativi all’anno 2017, come il 40,1 % del Prodotto Interno Lordo italiano sia sviluppato dalle 3 regioni (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna) maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria a seguito del corona virus.

Nord e Sud, un divario eterno

Così come rilevai la differenza sostanziale del PIL procapite tra le regioni del nord e quelle del sud che fotografa lo storico e mai risolto divario economico tra le due aree del paese.
Su questo tema negli anni si sono espressi diversi storici ed economisti. Hanno prodotto una miriade di libri tutti sostenitori di tesi tendenti ad imputare questo ritardo del Mezzogiorno a fattori morfologici, sociologici, storici, infrastrutturali, assenza di fondi, ecc.

Un problema di visione e governance dei processi politici.

In realtà, dal mio modesto punto di vista, è solo un problema di visione e governance dei processi politici.
Criticità che negli ultimi anni si è ulteriormente accentuata a seguito dell’impoverimento culturale del paese da cui, peraltro, discerne l’attuale classe dirigente politica.

Una crisi di rappresentanza della democrazia partecipativa

A questo si aggiunge una crisi di rappresentanza della democrazia partecipativa.
In uno scenario globale tumultuoso e con un’economia sempre più gracile sono richiesti standard professionali e di competenze molto alti. Soprattutto a chi ricopre ruoli esecutivi e di rappresentanza politica come ad esempio Ministri ed Assessori regionali e comunali.
Situazione a cui la politica nostrana fa fatica ad adeguarsi ostinandosi a riprodurre schemi e persone non più proponibili.
E’ impensabile continuare ad immaginare il fare politica fine a stesso senza agganciarlo ad adeguate professionalità, esperienze e competenze.
Ne va del futuro di una nazione e delle future generazioni.

Un Paese in balia dell’approssimazione e dell’incompetenza

Ma l’Italia come pensa di affrontare la peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi?

Solo per fare un esempio, con il Ministro dell’Economia che è un docente universitario di Storia contemporanea. O con il Ministro dello Sviluppo Economico che è un ingegnere edile. E ancora, con il Ministro del Sud e della coesione territoriale che ha una formazione da giurista.

Questo significa abdicare alla governance dei processi ed affidarsi all’approssimazione e all’incompetenza nel senso corretto e relativo del termine.


Serve altro e, i politici, di questo se ne devono fare una ragione nel loro stesso interesse

Se hai letto questo mio articolo, potrebbe anche interessarti: “Recovery Fund. Un’opportunità per l’Italia”.