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Trasformiamo questa crisi in una grande opportunità

Come trasformare la CRISI provocata dal COVID19 in opportunità

La crisi economica provocata dal Covid 19 è palese. Sono sotto gli occhi di tutti i momenti di concitazione e di stress ai cui sono sottoposti gli organi di governo politico nazionale in questa particolare fase storica.
Questo è il momento in cui misureremo le abilità manageriali dei nostri dirigenti. Dovranno essere davvero bravi a trasformare questa crisi e annesse difficoltà (risorse date) in vantaggi competitivi con le loro decisioni.

Trasformare la crisi in opportunità | Franco Cioffi

Un’opportunità di sviluppo

L’abilità dovrà essere quella di trasformare questa pesante crisi in una grande opportunità per lo sviluppo del paese.
E’ un dovere morale aiutare oggi le persone in difficoltà così come è giusto non pregiudicare il futuro dei nostri figli.
Ci attendiamo quindi distinte politiche economiche di breve, medio e lungo periodo che facciano leva eventualmente anche su un corposo indebitamento. Ma a patto che, si affrontino e si debellino i flagelli che da sempre rappresentano una zavorra.

Pesi che impediscono il decisivo scatto in avanti di una nazione in perenne affanno economico.

Carenza di cultura d’impresa

Uno di questi è la diffusa carenza di cultura d’impresa.
E’ auspicabile che l’indebitamento sia utilizzato non solo per immettere liquidità nel sistema a breve ad evitare la contrazione dei consumi ma anche, se non soprattutto, per lavorare al rafforzamento competitivo del sistema impresa Italia.

L’unico moltiplicatore economico in grado di garantire, se opportunamente alimentato, lo sviluppo dei livelli occupazionali.
Per fare questo però necessita una legislazione tendente più ad “accompagnare” (tutoraggio e formazione diretta sul campo) che ad “aiutare” (agevolazioni fiscali e finanziarie) le imprese nei loro percorsi di sviluppo e consolidamento.

Tutoraggio per le piccole e medie imprese

Una delle diverse iniziative ipotizzabili in tal senso è la creazione di una figura di tutor specifica per le PMI e imprese sociali. Entità che hanno caratteristiche e quindi esigenze molto diverse dalle grandi imprese. Una figura professionale a cavallo tra: aziendalista, economista ed agente di sviluppo locale, creata mediante scuole di formazione di qualità, che facciano tesoro delle esperienze migliori esistenti.


Formazione destinata a giovani laureati che genererebbe una nuova classe di manager al servizio delle PMI con ricadute occupazionali e di efficienza sul sistema imprese Italia.

Leggi anche “Governare i processi ai tempi del Coronavirus”

Il dirigente nelle Imprese e nella Pubblica Amministrazione

Competenze per saper Governare i processi e politiche pubbliche

Quali sono le competenze del dirigente di un’impresa o della pubblica amministrazione?

La conoscenza tecnica di un settore in senso stretto non è sufficiente per poter governare processi ad ampio spettro di competenze.

I dirigenti e le posizioni organizzative, rappresentano un capitale strategico di qualsiasi ente pubblico a patto che vengano formati, valorizzati e si esca dalla concezione che la conoscenza tecnica del settore sia sufficiente.

A solo titolo d’esempio: un architetto può essere un buon tecnico ma, un pessimo dirigente, se non è in grado di gestire le risorse umane e non ha un minimo di conoscenza in materia amministrativa. Così come pensare che una maggiore produttività sia ottenibile con un’appendice retributiva secondo la logica di un’equazione lineare, è una pura utopia.

L’impotenza del legislatore rispetto alle lacune del dirigente

Quest’approccio manifesta un senso d’impotenza del legislatore che ha ripiegato su leve economiche per sopperire alle lacune formative “del dirigente” in tema di gestione delle risorse umane e dei processi in generale.

Il dirigente e le politiche retributive

Un buon manager è quello in grado di governare i processi organizzativi facendo leva sulla retribuzione globale fatta di aspetti materiali (soldi) e immateriali (riconoscimenti formali e informali, premi non in denaro, miglioramento e cordialità degli ambienti lavorativi, adozione di uno stile di direzione di carattere partecipativo ecc.).

Del resto, il fallimento delle politiche retributive al fine del miglioramento delle performance è sotto gli occhi di tutti: il premio di produzione è diventato ormai una componente consolidata ed irreversibile della retribuzione fissa dei dipendenti a fronte di miglioramenti in termini di efficienza irrisori.

Se non lo si eroga e provate a spiegarne i motivi a dipendenti e sindacalisti vi verrà risposto all’unisono che, quella che in origine era stata pensata come una retribuzione premiante, oggi va riconsiderata come un parziale risarcimento conseguente al mancato rinnovo del contratto collettivo di lavoro. Contratto che è fermo da anni.

Una deriva populista

Altra questione chiave e di strettissima attualità: in nome di una presunta trasparenza, legalità e spending review la pubblica amministrazione si è avviata verso una pericolosissima deriva populista. Questa tendenza ha danneggiato efficacia ed efficienza dei fatti economici ed organizzativi.

Immaginare che, in nome della trasparenza, s’imponga la rotazione periodica dei dirigenti senza tener conto dei percorsi di studi e professionali è una cosa aberrante. Ciò significa nei fatti che, un ingegnere potrà diventare dirigente dell’ufficio tributi e, un laureato in giurisprudenza, dirigente del settore lavori pubblici.

Offerte al ribasso

Altrettanto infausta è l’idea che, un servizio pubblico possa essere aggiudicato solo sulla base di un’analisi economica al ribasso. Questo accade senza entrare nel merito dell’offerta. E peggio ancora, senza monitorarne i contenuti dell’erogazione.

Insomma, si ha la precisa sensazione che, davanti ad una diffusa inefficienza e fenomeni collusivi e corruttivi, lo stato abbia abdicato alla sua funzione di governare i processi nel merito e nel dettaglio.

Spesso si preferisce nascondersi dietro la norma senza neanche indagare e domandarsi se la stessa sia funzionale alle finalità.

Segnali di resa

Questo è un pericoloso segnale di resa che, peraltro, fornisce un alibi legale ai dirigenti che si appiattiscono sulla conformità alla legge senza prendere iniziative difformi dalla stessa.

Dirigenti che, magari, potrebbero essere funzionali, al reale perseguimento dell’efficientamento dei settori e dei servizi. 

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