Il dirigente - Un'analisi di Franco Cioffi

Il dirigente nelle Imprese e nella Pubblica Amministrazione

Competenze per saper Governare i processi e politiche pubbliche

Quali sono le competenze del dirigente di un’impresa o della pubblica amministrazione?

La conoscenza tecnica di un settore in senso stretto non è sufficiente per poter governare processi ad ampio spettro di competenze.

I dirigenti e le posizioni organizzative, rappresentano un capitale strategico di qualsiasi ente pubblico a patto che vengano formati, valorizzati e si esca dalla concezione che la conoscenza tecnica del settore sia sufficiente.

A solo titolo d’esempio: un architetto può essere un buon tecnico ma, un pessimo dirigente, se non è in grado di gestire le risorse umane e non ha un minimo di conoscenza in materia amministrativa. Così come pensare che una maggiore produttività sia ottenibile con un’appendice retributiva secondo la logica di un’equazione lineare, è una pura utopia.

L’impotenza del legislatore rispetto alle lacune del dirigente

Quest’approccio manifesta un senso d’impotenza del legislatore che ha ripiegato su leve economiche per sopperire alle lacune formative “del dirigente” in tema di gestione delle risorse umane e dei processi in generale.

Il dirigente e le politiche retributive

Un buon manager è quello in grado di governare i processi organizzativi facendo leva sulla retribuzione globale fatta di aspetti materiali (soldi) e immateriali (riconoscimenti formali e informali, premi non in denaro, miglioramento e cordialità degli ambienti lavorativi, adozione di uno stile di direzione di carattere partecipativo ecc.).

Del resto, il fallimento delle politiche retributive al fine del miglioramento delle performance è sotto gli occhi di tutti: il premio di produzione è diventato ormai una componente consolidata ed irreversibile della retribuzione fissa dei dipendenti a fronte di miglioramenti in termini di efficienza irrisori.

Se non lo si eroga e provate a spiegarne i motivi a dipendenti e sindacalisti vi verrà risposto all’unisono che, quella che in origine era stata pensata come una retribuzione premiante, oggi va riconsiderata come un parziale risarcimento conseguente al mancato rinnovo del contratto collettivo di lavoro fermo da anni.

Una deriva populista

Altra questione chiave e di strettissima attualità: in nome di una presunta trasparenza, legalità e spending review la pubblica amministrazione si è avviata verso una pericolosissima deriva populista a danno di efficacia ed efficienza dei fatti economici ed organizzativi.

Immaginare che, in nome della trasparenza, s’imponga la rotazione periodica dei dirigenti senza tener conto dei percorsi di studi e professionali è una cosa aberrante. Questo, significa nei fatti che, un ingegnere potrà diventare dirigente dell’ufficio tributi e, un laureato in giurisprudenza, dirigente del settore lavori pubblici.

Offerte al ribasso

Altrettanto infausta è l’idea che, un servizio pubblico possa essere aggiudicato solo sulla base di un’analisi economica al ribasso senza entrare nel merito dell’offerta e, peggio ancora, senza monitorarne i contenuti dell’erogazione.

Insomma, si ha la precisa sensazione che, davanti ad una diffusa inefficienza e fenomeni collusivi e corruttivi, lo stato abbia abdicato alla sua funzione di governare i processi nel merito e nel dettaglio.

Si preferisce nascondersi dietro la norma senza neanche indagare e domandarsi se la stessa sia funzionale alle finalità.

Segnali di resa

E’ un pericoloso segnale di resa che, peraltro, fornisce un alibi legale ai dirigenti che si appiattiscono sulla conformità alla legge senza prendere iniziative difformi dalla stessa che, magari, potrebbero essere funzionali, al reale perseguimento dell’efficientamento dei settori e dei servizi. 

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