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NCO – Nuova Cooperazione Organizzata

Caso studio NCO

Come il terzo settore può generare economia e sviluppo territoriale

Questa volta voglio parlarvi di NCO – Nuova Cooperazione Organizzata, uno dei consorzi più virtuosi del Sud Italia.

Il terzo settore negli ultimi anni ha subito delle profonde trasformazioni soprattutto a seguito delle mutate politiche del welfare adottate dai governi che si sono succeduti e dalla recente riforma introdotta dal legislatore.

Le cooperative/associazioni no profit si sono quindi ritrovate a fronteggiare una situazione inedita: predisporsi ed imparare a stare su un mercato (quasi) libero.

Una proposta di consulenza manageriale

A seguito di questi mutati scenari e come conseguenza anche di una nuova generazione di cooperatori che nel frattempo emergeva prepotentemente, nell’anno 2014 fui contattato dal Consorzio di cooperative NCO (Nuova Cooperazione Organizzata) con sede a Casal di Principe (Ce). Mi proposero una consulenza manageriale che accettai volentieri.

NCO casa comune di cooperative

Consorzio che nasce nel 2012 diventando la casa comune delle seguenti cooperative:

  1. Un fiore per la vita (Aversa);
  2. Al di la dei sogni (Maiano di Sessa Aurunca);
  3. Osiride (Maiano di Sessa Aurunca);
  4. Agropoli (Casal di Principe)
  5. Eureka (Casal di Principe)

Collaborazione professionale che, negli anni, ha innescato un virtuoso processo di sequenze economiche e civiche di sviluppo. Sviluppo che, da provinciale, è andato gradatamente espandendosi su base regionale e, poi, anche extraregionale.

Creare economia

Dopo aver lavorato all’ispessimento economico e patrimoniale delle singole cooperative, a partire dalla strutturazione di una diversa mentalità dei soci cooperatori, passai a rafforzare il consorzio NCO. L’ho fatto dando valore alla sua naturale vocazione: creare economia reale interna allo stesso. Nel contempo, contaminare il territorio di idee ed esempi che, in maniera dissonante, potessero generare un effetto domino per una diversa economia civica alternativa a quella criminale e speculativa fino ad allora dominante in provincia di Caserta.

Gli ostacoli da superare

L’inizio non fu semplice per diversi motivi. 

Le cooperative erano delle organizzazioni “orizzontali” dove l’eccessiva democrazia partecipativa interna minava la crescita mortificando il talento di alcune individualità.

I soci lavoratori erano prevalentemente provenienti dal mondo socio sanitario privi di una formazione di base manageriale/imprenditoriale.

Persone etiche e talentuose che avvertivano però la necessità di riqualificarsi professionalmente per alimentare il sogno di un’economia sociale sostenibile. 

Il lavoro, così come concordato con il Cda del consorzio, iniziò a partire dalla riorganizzazione delle singole cooperative salvo poi proseguire conseguentemente su di esso. 

Questo significò investire professionalmente molto tempo sul capitale umano. L’intento era creare una classe di quadri dirigenti in grado di supportare il processo di crescita delle singole coop e, per inerzia, del consorzio stesso.

Riorganizzazione

Furono apportati piccoli correttivi verticali all’organizzazione direttiva mediante l’introduzione di responsabili d’area senza peraltro pregiudicare la naturale vocazione delle coop alla partecipazione democratica comunitaria 

S’introdussero in ogni singola organizzazione moderni software gestionali e sistemi di controllo gestione appositamente progettati.

Mercati di riferimento di NCO

Si utilizzarono al meglio e con senso etico le leve del marketing mix per promuovere ed affermare le cooperative ed il consorzio sui diversi mercati di riferimento. Ovvero:

  • agricoltura biologica
  • trasformazione prodotti della terra
  • ristorazione
  • commercio
  • b&b
  • edilizia

Virtuosi processi territoriali

Oggi il consorzio NCO ha trovato il suo equilibrato posizionamento sul territorio: un’istituzione privata (ma con finalità pubbliche) deputata a generare virtuosi processi territoriali di sviluppo economico e civico.

Attività che si è concretizzata, tra le altre cose, mediante l’incubazione/accelerazione di giovani talenti locali destinati a gestire imprese sociali su beni confiscati alla camorra. Ma anche corsi di formazione in management aziendale destinati a giovani e imprenditori profit e non profit del comprensorio al fine di strutturarli. Inoltre, laddove possibile, internazionalizzarli, costruzione di reti d’imprese profit e no profit ecc.

Ricordo che, in occasione della presentazione del Pacco alla Camorra nel dicembre 2015, il dott. Federico Cafiero De Raho, all’epoca Procuratore Capo di Reggio Calabria, fece delle affermazioni molto illuminanti.

Se, chi deputato, egli affermò, con palese riferimento alla classe politica, non è in grado di riempire gli spazi lasciati vuoti dalle operazioni congiunte di polizia e magistratura con politiche di “riempimento alternative” che ingenerino nella gente l’idea della non convenienza ad esercitare pratiche criminali, diventa tutto inutile e frustrante.

Così come va segnalato quanto scritto da Francesco Forgione nel suo libro dal titolo “I tragediatori”. In questo libro tratta il delicato tema dell’antimafia e dei suoi miti anche alla luce da quanto emerso dalle recenti indagini della magistratura soprattutto in Sicilia.

In sintesi, egli sostiene che, l’antimafia non è fatta di miti (peraltro facilmente sgretorabili con pesanti ripercussioni in termini di disillusione sulla gente). Bensì di fatti e comportamenti quotidiani.

Pienamente condivisibili entrambi i punti di vista di questi autorevoli personaggi. Condivisibili al punto che, il percorso virtuoso iniziato dalla riorganizzazione manageriale del consorzio NCO (tutt’ora in corso) va proprio in questa direzione. 

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