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pnrr un articolo di Franco Cioffi Temporary Manager

Le sei missioni del PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede un pacchetto di investimenti e riforme.

Le risorse stanziate sono pari a 191,5 miliardi di euro, ripartite in sei missioni:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura – 40,32 miliardi
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica – 59,47 miliardi
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile – 25,40 miliardi
  • Istruzione e ricerca – 30,88 miliardi
  • Inclusione e coesione – 19,81 miliardi
  • Salute – 15,63 miliardi.

Gli investimenti per le imprese si concentrano prevalentemente sulla prima missione (Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura).

 

La sfida per le aziende nel contesto economico attuale

Sebbene vi siano numerosi incentivi per le aziende, bisogna considerare che l’economia reale è attualmente in grande sofferenza.

La guerra in Ucraina ha certamente influito, non solo sul costo del petrolio, dell’energia e di molte materie prime, ma anche rispetto al “sentiment” delle imprese.

 

Il ruolo della pubblica amministrazione

Le amministrazioni hanno un ruolo importantissimo rispetto al PNRR per quanto riguarda appalti e investimenti pubblici.

Spesso però, come ho più volte affermato, la Pubblica Amministrazione non ha né competenze tecniche specifiche, né personale specializzato.

I dirigenti e le posizioni organizzative, rappresentano un capitale strategico di qualsiasi ente pubblico a patto che vengano formati, valorizzati e si esca dalla concezione che la conoscenza tecnica del settore sia sufficiente.

A tal proposito, tempo fa, ho scritto un articolo.

Le opere pubbliche possono favorire l’edilizia, gli impiantisti, le imprese che gestiscono servizi, il mondo digitale. Per questo è necessaria una Pubblica Amministrazione che sia capace di governare e gestire in modo competente e trasparente.

 

E’ necessaria una cultura manageriale

In Italia si dà spesso per scontato che, l’imprenditoria (profit e no profit), è “un’erba spontanea” che cresce e si espande in maniera naturale.

E’ evidente, invece, che trattasi di processi che vanno stimolati, progettati, accompagnati e orientati verso le migliori pratiche con un approccio strategico ma, anche, manageriale.

Emerge quindi con chiarezza e prepotenza (soprattutto al Sud) una carenza diffusa di cultura d’impresa e manageriale.

Ecco perché necessiterebbe predisporre piani formativi per imprenditori e quadri dirigenti delle PMI destinando a questa iniziativa buona parte dei fondi impresa del PNRR.

L’imprenditore ha mediamente una formazione di “strada” che gli deriva dal vissuto quotidiano, tramandato di padre in figlio ecc.

Questo status diventa un limite insormontabile quando si presenta la necessità (o l’occasione) di fare il salto di qualità per strutturarsi e consacrarsi definitivamente come impresa nel mercato globale.

Sarebbe quindi auspicabile una legislazione tendente più ad “accompagnare” (tutoraggio e formazione diretta) che ad “aiutare” (agevolazioni fiscali e finanziarie) gli imprenditori e le imprese nei loro percorsi di sviluppo e consolidamento.

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