Un fiore per la vita, cooperativa

Un fiore per la vita

Un modello di riferimento nazionale. Il caso studio

Questa volta voglio parlarvi della cooperativa Un fiore per la vita socio fondatore di NCO – Nuova Cooperazione Organizzata.

Come vi ho anticipato in un precedente articolo, il terzo settore negli ultimi anni ha subìto delle profonde trasformazioni. Queste sono avvenute soprattutto a seguito delle mutate politiche del welfare adottate dai governi che si sono succeduti. Ma anche dalla recente riforma introdotta dal legislatore.

Le cooperative/associazioni no profit si sono quindi ritrovate a fronteggiare una situazione inedita: predisporsi ed imparare a stare su un mercato (quasi) libero.

Una consulenza manageriale per NCO

A seguito di questi mutati scenari e come conseguenza anche di una nuova generazione di cooperatori che nel frattempo emergeva prepotentemente, nell’anno 2014 fui contattato dal Consorzio di cooperative NCO (Nuova Cooperazione Organizzata) con sede a Casal di Principe (Ce). 

Mi proposero una consulenza manageriale che accettai volentieri.

Il consorzio

Consorzio che nasce nel 2012 diventando la casa comune delle seguenti cooperative:

Un fiore per la vita (Aversa);

Al di la dei sogni (Maiano di Sessa Aurunca);

Osiride (Maiano di Sessa Aurunca);

Agropoli (Casal di Principe)

Eureka (Casal di Principe)

La strada (Teano)

Albanova (Casal di Principe)

L’organizzazione del lavoro e la storia di Un fiore per la vita

Il lavoro, così come concordato con il Cda del consorzio, iniziò a partire dalla riorganizzazione delle singole cooperative salvo poi proseguire conseguentemente su di esso.  

La cooperativa Un fiore per la vita nasce nel 2000 a Casoria (Na) come spin off della cooperativa sociale Il Millepiedi su iniziativa di operatori e utenti di un progetto d’inserimento lavorativo di persone svantaggiate svolto presso il centro diurno “Gulliver”.

Nel 2006 la compagine si trasferisce nell’ex Ospedale psichiatrico di Aversa (Ce) e crea la fattoria sociale “Fuori di zucca” secondo un modello organizzativo molto simile ad una City Farm di concezione nord-europea.

Un effervescenza imprenditoriale fuori dal comune

Rispetto agli altri soci del Consorzio NCO la Cooperativa Un fiore per la vita si è sempre contraddistinta per un’effervescenza imprenditoriale fuori dal comune frutto delle attitudini e dell’esperienze di vita e professionali del presidente Giuliano Ciano che da sempre, con la sua visione fuori dal comune, traccia le linee strategiche cogliendo puntualmente tutte le possibili  opportunità di sviluppo imprenditoriale della compagine sociale.

Anche qui però l’inizio del mio lavoro come temporary manager non fù semplice.

La situazione di partenza di Un fiore per la vita

All’epoca del mio insediamento professionale vi era una situazione economica, finanziaria ed organizzativa non ottimizzata. 

Nonostante la leadership carismatica del presidente la cooperativa era molto “orizzontale” e tutte le decisioni, anche quelle operative, erano prese nel CDA.  

Questo generava spesso rinvii delle decisioni che poi venivano prese in maniera tortuosa e conflittuale per le profonde asimmetrie d’esperienze e conoscitive dei soci. 

L’eccessiva democrazia partecipativa interna minava la crescita mortificando il talento di alcune individualità.

I soci lavoratori erano prevalentemente provenienti dal mondo socio sanitario privi di una formazione di base manageriale/imprenditoriale.

Persone etiche e talentuose che avvertivano però la necessità di riqualificarsi professionalmente per alimentare il sogno di un’economia sociale sostenibile. 

I profili professionali dei soci lavoratori non erano adeguati rispetto alle competenze necessarie per gestire un’impresa sociale.

La gestione amministrativa non era considerata come fattore strategico di gestione e sviluppo e i costi non erano ottimizzati inficiando di fatto il margine operativo lordo.

Mancava il software gestionale e un sistema di controllo gestione interno sia economico che finanziario.

Le registrazioni contabili erano demandate al consulente fiscale con tempi di riscontro numerico molto differiti.

Vi era una scarsa conoscenza dei processi produttivi relativi alla trasformazione dei prodotti agricoli e dei concetti di distinta base dei prodotti e gestione per commessa. 

In generale vi era un totale digiuno relativamente alla contabilità analitica.

Mancava un piano di comunicazione e sviluppo commerciale. 

Il posizionamento marketing sul web era flebile a fronte peraltro di una buona reputazione ecc.

Il mio piano di lavoro con la cooperativa Un fiore per la vita

A seguito di questo stato di cose, iniziai a lavorare su diversi livelli:

  • professionalizzando i soci lavoratori mediante formazione e affiancamento sul campo;
  • definendo una pianta organica funzionale alle esigenze dell’agricoltura, della ristorazione e del commercio; 
  • facendo un bilancio delle competenze e delle attitudini dei singoli soci lavoratori;
  • associando ad ogni ruolo previsto dalla pianta organica (ad esempio responsabile dell’agricoltura, della ristorazione, dell’amministrazione e controllo di gestione, del commercio ecc.) le persone che apparivano più adatte;
  • facendo un’analisi del fabbisogno formativo dei singoli soci rispetto al ruolo che avrebbero dovuto ricoprire;
  • predisponendo un piano formativo ad personam;
  • facendo attività di formazione sul campo secondo la logica del tutor operativo d’impresa;
  • introducendo un software gestionale di ultima generazione anche con il modulo di contabilità industriale;
  • creando ad hoc un sistema per controllo di gestione economico e finanziario secondo la tecnica del budgeting;
  • stilando un piano generale di sviluppo commerciale e comunicazione;

Insomma tutta una serie di azioni finalizzate a fare impresa ma anche ad insegnarla a fare costruendo una classe di quadri dirigenti in grado di dare sostanza a questi processi e continuità nel tempo.

Imparare a saper fare impresa

Imparare a saper fare impresa, ha generato un significativo aumento del margine operativo lordo oltre a migliorare notevolmente il cash flow.

Questo è stato possibile grazie soprattutto al fatto che, oramai tutti i soci (dal presidente agli operatori), hanno acquisito la giusta mentalità e visione per fare impresa sociale.

Sono oramai universalmente a conoscenza della differenza tra il momento economico e finanziario, tra margine operativo lordo e volume d’affari ecc.

Fattori strategici

Di conseguenza la contabilità è considerata un fattore strategico di gestione e sviluppo al punto che tutte le registrazioni amministrative sono effettuate in tempo reale all’interno della cooperativa.

Il monitoraggio dei fatti aziendali è quotidiano grazie ai report statistici elaborati dal software gestionale e dal sistema a budget del controllo gestione economico e finanziario.

Un modello di riferimento nazionale

Oggi la Fattoria fuori di zucca, dopo normali fasi di assestamento e trasformazione evolutiva peraltro ancora in corso, rappresenta un modello organizzativo di riferimento nazionale per le imprese sociali che operano nei settori dell’agricoltura, della ristorazione e non solo.

Genera numeri economici, livelli occupazionali e consenso sociale molto interessanti e di tutto rispetto. 

Questo a dimostrazione che anche al Sud nulla è precluso a patto però di puntare sulla crescita delle persone per un ritorno dell’investimento sotto forma di miglioramento della competitività di asset strategici quali imprese profit, del terzo settore e pubblica amministrazione.

Leggi anche Al di là dei Sogni, il caso studio: da onlus a cooperativa per uno sviluppo responsabile

Per sapere di più su NCO come caso studio, leggi questo mio articolo: Come il terzo settore può generare economia e sviluppo territoriale.